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Questi figuri non mi rappresentano









ONORE AI CADUTI
DI NASSIRIYA E KABUL




‘NEMO PATRIAM, QUIA MAGNA EST, AMAT, SED QUIA SUA.’

In parole attuali:

Nessuno ama la sua patria perché è grande,
ma perché è sua.

Quindi animo e datti da fare anche tu.





UNA FIRMA PER FARINA


5 marzo 2007



La vera storia della brigata Osoppo.

Una breve premessa destinata ai lettori che hanno poca dimestichezza coi fatti ai quali il proclama si riferisce. La Osoppo era una brigata partigiana “Bianca”, ovvero non controllata e diretta dal Pci. A differenza delle brigate “Rosse” che premevano per l’annessione del Friuli alla Jugoslavia di Tito, la Osoppo ne difendeva l’italianità, cosa che finì per metterla in contrasto con la Resistenza locale. La quale risolse il problema a modo suo: il 7 febbraio 1945 un centinaio di gappisti al comando di Mario Toffanin detto “Giacca”, catturaro e fucilarono 22 partigiani, il vertice della Osoppo, nelle malghe di Porzus. Gli esecutori della strage vennero processati nel 1952 e subirono pene per più di 800 anni. Condannato all’ergastolo, Toffanin, che nel frattempo aveva ricevuto il “Panizanska Spomeniza”, il più alto riconoscimento jugoslavo per la lotta partigiana, riparò dapprima in Jugoslavia e successivamente in Cecoslovacchia. Nel 1975 fu graziato dal Presidente Pertini. Ed ecco il testo del proclama:

 

<<Alle popolazioni del Basso Friuli. Io Usicact Milan Commissario politico della Brigata Rossa Osvobodilna con giurisdizione su tutto il territorio del Friuli Basso, per virtù delle autorità conferitemi dal Comandante in Capo delle Forze di Liberazione, Maresciallo Tito, ammonisco la popolazione friulana. La Brigata Osoppo è stata sciolta per ordine del Maresciallo Tito perché i suoi capi non professavano i nostri ideali di liberazione del proletariato e seguivano scopi e metodi che sotto la maschera di un ideale comune non erano altro che un tentativo di procurarsi benemerenze da vantarsi al tavolo della pace e della vittoria. La vittoria per la quale noi abbiamo versato il nostro migliore sangue comunista. Noi non possiamo accettare compromessi di natura democratica. Popolazioni del Friuli Basso! I Resti di quella che era la Brigata Osoppo che si è òlasciata anniantare dal tiranno nazi-fascista pur di non cercare aiuto in una quanto mai opportuna fusione con le forze di liberazione comuniste del Generale Tito, sono ormai senza Capi. Essi non sono più partigiani! Perché non hanno voluto sottostare agli ordini del Maresciallo Tito sono stati abbandonati alla loro sorte e sono stati logicamente sconfitti. I superstiti che ancora vagano per le campagne non devono ricevere nessun aiuto dalla popolazione. La popolazione che lo farà imparerà a conoscere la potenza di Tito.

Popolazione del Friuli Basso! La grande madre, la russia sovietica, vi apre le braccia. Noi sloveni abbiamo già trovato il nostro posto nell’ideale di Stalin. Orientatevi fin d’ora verso di noi. La Russia è la più grande potenza militare del mondo. I suoi alleati diventano forti come essa. Noi saremo presto tra voi prima di chiunque altro. Evviva il comunismo integrale! Abbasso i preti e la borghesia sfruttatrice! Viva Lenin! Viva Stalin!

Firmato U.M. Poltrosvod. Front>>

 

Prego notare che i baldi partigiani rossi attribuiscono al <<tiranno nazi - fascista>> la strage di Porzus, che rifiutano compromessi <<di natura democratica>> e minacciano la popolazione civile (“La potenza di Tito”!). Ciò in nome del “comunismo integrale”, ottimo per la dieta.




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10 ottobre 2006

NEOCON

i "NEOCON"
e la "DOTTRINA" di Bush

Indice: Premessa - Relativismo etico - Storia del 900 - Islam fondamentalista
Legalità internazionale - America ed Europa

 

PREMESSA

E’ opinione comune che la cosi detta “ dottrina Bush ” enunciata subito dopo l’11 settembre e nel complesso portata avanti in questi anni sia la realizzazione delle idee dei " neoconservatori " americani (in genere abbreviato in”" neocon" ”)

Probabilmente si tratta di una esagerazione giornalistica in quanto le componenti che determinano la politica estera USA sono complesse, molteplici e anche contrastanti: tuttavia è indubitabile che la “dottrina Bush” cioè la attuale condotta della politica estera USA, non possa essere compresa se non si fa riferimento alle idee dei " neocon " . In questo articolo intendiamo offrire al lettore un quadro generale dell’orizzonte spirituale "neocon": non vogliamo proporre una studio sistematico di quel pensiero per il quale rimandiamo ad altre opere e nemmeno sollevare critiche che lasciamo al lettore: ci limitiamo a riportare un certo modo di concepire la realtà internazionale senza entrare nel merito della sua validità. 

Ci pare però necessario premettere un brevissimo cenno informativo

"Neoconservatore” ( "neoconnservative") fu il termine con cui furono definiti un gruppo di pensatori che partendo dalla sinistra liberal americana degli anni '70 se ne staccarono ritenendo che alcune delle posizioni che essa andava assumendo fossero in contrasto con in principi di libertà e democrazia che ne erano il fondamento. Fondatori sono considerati William Kristol , direttore del settimanale conservatore The Weekly Standard e Gary Schmitt, direttore del Project for a New American Century (PNAC)

Attualmente i personaggi di spicco sono Norman Podhoretz e Robert Kagan

Norman Podhoretz nato nel 1930 in una famiglia povera ebrea fuggita dalla Germania fu esponente della controcultura leftist (della sinistra) degli anni 60 e se ne staccò collaborando a Commentary, rivista che difendeva i valori liberali Americani verso i quali egli sentiva "amore" descritto " My love affair with America" (la mia storia d'amore con l'America)

Recentemente ha pubblicato: "La quarta guerra mondiale: come è cominciata, che cosa significa e perchè dobbiamo vincerla"

Robert Kagan nato nel 1958 ha ricoperto anche incarichi di consigliere presso l’Amministrazione Presidenziale, è attualmente è il più attivo e noto esponente: recentemente ha pubblicate due opere di grande successo: "ll diritto di fare la guerra". "Il potere americano e la crisi di legittimità" e "Paradiso e potere. America ed Europa nel nuovo ordine mondiale".

Va notato che gli esponenti " neocon " sono in piccolo numero.

 

RELATIVISMO ETICO

I " neocon " intendono superare il relativismo sia etico che politico secondo il quale ogni civiltà ha una sua autocentralità, propri valori di riferimento e conseguentemente nessuna civiltà può considerarsi superiore a un’altra e tutte vanno tutte ugualmente considerate su un piede di parità. Essi sostengono invece che nel mondo vi è un progresso, che alcune civiltà e relative visioni etiche possono considerarsi più evolute di altre. Il punto di riferimento del giudizio è sempre l’uomo nella sua totalità e concretezza che ha, dovunque in qualunque latitudine e a qualunque razza appartenga gli stessi bisogni fondamentali.

Ogni uomo aspira alla libertà e al benessere: questi beni sono diffusi soprattutto in USA che sono espressione generale e più matura della civiltà dell’Occidente. La libertà è la condizione al benessere: la libertà rende possibile esprimere le proprie capacità e le proprie scelte non solo nel campo spirituale e culturale (religione, opinioni politiche, etiche ecc) ma anche nel campo della realizzazione economica: gli Usa (e l’Occidente in generale) conosce la prosperità perchè in essi è fiorita la libertà.

Non si può ad esempio mettere sullo stesso piano la civiltà dell’Occidente e quella islamica fondamentalista di un Mullah Omar o di Khomeini: in quei paesi vediamo mancanza di liberta, terrore, donne oppresse e lapidate, culto della morte e guerre ininterrotte e conseguentemente povertà e sottosviluppo. Paesi come l’iraq e l’Iran sono state favorite dalla natura per i preziosi giacimenti di petrolio ma pure in essi la vita è angosciosa e misera perché manca la libertà e conseguentemente anche la prosperità.

D’altra parte l’emigrazione verso L’Occidente è un fenomeno che ben mostra come tutti gli uomini in quanto uomini dotati degli stessi bisogni fondamentali ritrovano in esso una vita migliore e per raggiungerla non temono di sottoporsi ad ogni terribile sacrificio pur di fare si che, se non essi, almeno i propri figli possano un giorno godere di vivere in quella civiltà: l’America è il sogno di tutta l’umanità.

Da questa concezione nasce conseguentemente l’idea che diffondere il modo di vivere americano sia inteso non come sopraffazione ma come liberazione degli uomini. Se non vogliamo rassegnarci all’idea che la maggior parte dell’umanità viva nell’oppressione e nel sottosviluppo dobbiamo ammettere che tutti gli uomini, se viene offerto loro la occasione, siano capaci di vivere in libertà e creare la loro prosperità.  Ad esempio, non è affatto vero che gli Iracheni siano condannanti per razza o per irreversibile contesto storico a vivere sotto grottesche dittature e ai limiti della sopravvivenza: bisogna offrire loro la possibilità di un vivere secondo quel modello di libertà che porterà loro anche il benessere.

LA STORIA DEL 900

I " neocon " partono da una ricognizione della storia del '900

Gli USA tradizionalmente sono stati isolazionisti seguendo la "dottrina Monroe“ del 1823 secondo la quale come gli europei noi dovevano intromettersi negli affari delle Americhe cosi gli Americani non dovevano intervenire nei problemi dell’Europa e, data la situazione politica di inizio secolo, possiamo dire praticamente del mondo: malgrado alcune vistose eccezioni (come l’acquisto delle Filippine in seguito alla guerra con la Spagna) gli USA sono sempre rifuggiti dall’idea di espandersi al di fuori dei propri confini che era invece aspirazione forte delle potenze europee.
Tuttavia lo sviluppo della storia ha reso sempre più piccolo e interdipendente il mondo per cui gli Americani sono stati costretti, contro le proprie aspirazioni, ad intervenire nel mondo. Solo dopo aver superato un grandissimo disagio spirituale e una fortissima opposizione interna sono intervenuti nella Prima Guerra Mondiale quando una vittoria degli Imperi Centrali avrebbe minacciato anche la democrazia e gli Usa stessi. 

Subito dopo però si sono ritirati nel proprio isolamento e non vollero nemmeno partecipare alla Società delle Nazioni. Ma questo atteggiamento in effetti ha permesso l’affermarsi del nazismo in Germania e del nazionalismo in Giappone che hanno affermato una concezione “malvagia” del mondo secondo cui quelle nazioni erano considerate superiori e avevano il diritto di asservire o distruggere gli altri popoli (slavi, ebrei o cinesi), hanno portato i lager, gli stermini di massa, ogni orrore

Solo tardi l’America è scesa in campo contro di essi e dopo una lunga e sanguinosa guerra è riuscita a debellare quelle ideologie e portare in quei paesi libertà, democrazia e quindi benessere .

Si è pero profilato un secondo pericolo per l’umanità: il comunismo. Questo ha prodotto oppressione e miseria. I capi comunisti elevati a semidei con grotteschi culti della personalità hanno portato a fallimenti economici clamorosi con la conseguente morte per fame di milioni di individui (in URSS e in Cina in Cambogia) e per far tacere le critiche hanno sterminati la stragrande maggioranza dei comunisti stessi (purghe di Stalin , Rivoluzione culturale in Cina, killing field in Cambogia): anche il comunismo può essere allora definito, come già il nazismo il “male” (“impero del male“ secondo la celebre definizione di Reagan). Gli americano per quaranta anni lo hanno combattuto e alla fine sono riusciti a sconfiggerlo salvando per la seconda volta il mondo.

L’ISLAM FONDAMENTALISTA

Attualmente si profila un nuovo pericolo un nuovo “male” da combattere: il fondamentalismo islamico. Questo è molto meno dotato di mezzi di quanto lo fossero il comunismo o il nazismo tuttavia è un estremamente insidioso per la possibilità che ha esso, attraverso il terrorismo, di creare il caos in Occidente: secondo la minaccia bin Laden anche un numero molto contenuto di combattenti islamici (terroristi) può trascinare l’Occidente in una crisi di incalcolabile portata e minacciare le basi stesse della civiltà americana. Terroristi islamici potrebbero infatti compiere attentati in centri commerciali, ferrovie, industrie e bloccare la vita economica della nazione, potrebbero costringere a limitare quindi anche le libertà fondamentali che sono l’essenza stessa dell’America fin dalla sua formazione. Non vi è la possibilità di una difesa passiva; non è possibile controllare tutti gli obbiettivi possibili, praticamente infiniti, non bastano i normali controlli di polizia e il tradizionale sistema giudiziario garantista.

Il terrorismo è sostenuto infatti palesemente o nascostamente da regimi illiberali dispotici, impregnati di fanatismo antiamericano: gli stati canaglia (rogue states) che non rispettano il diritto internazionale e vengono quindi a costituire “l’asse del male”.

Il fondamentalista combatte l’America non per quello che fa ma per quello che è: solo strumentalmente essi rivendicano questo o quell’altro obiettivo (controllo del petrolio, ritiro americano, annientamento di Israele): in effetti quello che essi vogliono, e lo dichiarano apertamente, è combattere la libertà perchè temono, e a ragione, che questa possa espandesi nei loro paesi mettendo quindi fine ai regimi oscurantisti dispostici , oppressivi.

La lotta fra America e fondamentalismo assume quindi i colori della lotta del bene contro il male come era stato per la lotta il nazismo e al comunismo

Occorre quindi contro di essi bandire un “crociata”, si tratta di una guerra mondiale che sarà lunga e difficile: ma è meglio combatterla ora e non aspettare che le concezioni malefiche del fondamentalismo islamico si siano affermato e sviluppato ripetendo lo stesso errore compiuto negli anni ‘30 nei confronti del nazismo .

Siamo quindi alla IV Guerra Mondiale: l "dottrina" di Bush ha mostrato come vincere la Quarta come Truman mostrò come vincere la Terza

Come scrive Norman Podhoretz:

"La strada sulla quale gli Stati Uniti si sono incamminati dopo l'11 settembre è la sola strada sicura. Mentre procediamo su di essa, sorgono inevitabilmente questioni sulla sua giustezza e tali questioni sollevano richieste di ritiro dal campo di battaglia. Cose analoghe sono avvenute durante la seconda guerra mondiale e ancor più durante la terza (la guerra fredda). Ma siamo soltanto nella fase iniziale di quella che promette di essere una guerra molto lunga. In passato siamo andati avanti nonostante insofferenze e scoraggiamenti, per tutto il tempo necessario fino al giorno della vittoria, ed è esattamente questo che siamo chiamati a fare oggi.
Perché oggi proprio come durante quei titanici conflitti, dobbiamo combattere contro una forza assolutamente malvagia: l'islamismo radicale e gli stati che appoggiano, proteggono e finanziano il terrorismo. Questo nuovo nemico ci ha attaccato sul nostro territorio (cosa che né i nazisti né tanto meno l'Unione Sovietica erano mai riusciti a fare) e minaccia di colpirci di nuovo. Il suo obiettivo è la distruzione di tutto ciò per cui l'America ritiene giusto combattere. E' proprio questo, quindi, che noi, non meno della grande generazione degli anni '40 e della sua erede spirituale degli anni '50, abbiamo il dovere e l'onore di difendere”

Si teme pure che Cina e Russia malgrado le apparenze alla fine siano solidali con le dittature medio-orientali perchè in realtà esse stesse sono regimi illiberali.

Si ritiene che l’America fino all’11 settembre sia stata troppo debole e arrendevole verso il terrorismo islamico

Gli Americani non hanno reagito alla presa di ostaggi dei propri diplomatici a Teheran (un fatto inaudito nella storia - vedi in IRAN, IERI E OGGI >), sono fuggiti dal Libano nel ‘82 dopo un attentato, si sono ritirati dalla Somalia dopo aver perso alcuni soldati, hanno sopportato senza reagire la uccisione di propri cittadini in tutto il mondo arabo, attentati continui alle proprie sedi diplomatiche e finanche sul suolo nazionale. Hanno cosi ingenerato l’idea della loro debolezza: bin Laden ha pensato e dichiarato che i russi erano stati miglior combattenti e che se li avevano sconfitti avrebbero potuto ancora più facilmente combattere gli Americani “perchè i vostri giovani (Occidentali ) pensano solo a salvare la loro vita mentre i nostri giovani sono disposti a sacrificarsi" (comunicato per l'attentato di Atocha)

L’11 settembre non è un fatto occasionale: è il culmine di una lunghissima serie di attentati a cui l’America non ha sostanzialmente reagito ingenerando la convinzione della propria fragilità e viltà: se l’America avesse reagito adeguatamente prima non ci sarebbe stato l’11 settembre cosi come se l’America fosse intervenuta in tempo contro il nazismo non ci sarebbe stata nemmeno la Seconda Guerra Mondiale.

LEGALITA' INTERNAZIONALE

I "neocon" Non credono alla efficacia di intervento dell’ONU e di altri simili organismi, del diritto internazionale, dei trattati.

L’ONU non ha mai fermato una guerra, non ha mai risolto una crisi: non sarà certo l'ONU a fermare il fondamentalismo islamico come non ha fermato nè i nazisti nè i comunisti. I principi internazionali sono in realtà i principi di libertà (diritti umani) propri degli Occidentali che attualmente vengono usati strumentalmente da quelle forze negatrici di ogni libertà. Quel tanto di legalità che c’è nel mondo è dovuto essenzialmente alla forza degli USA, al timore del loro intervento. Certamente l’ONU non ha fermato l’invasione del Queit o i massacri nella ex Jugoslavia, le guerre arabo-israeliane, guerre e guerriglie in africa: certamente non difenderà l’America dall’assalto del terrorismo islamico.

Il mondo è una giungla in cui bisogna sapersi difendere da soli e non bisogna fingere che esista un autorità super nazionale o leggi internazionali che siano n grado di difenderci. Classico è l’esempio dell’orso fatto da Kagan

Se si sa che nella foresta si aggira un orso (il terrorismo islamico) non bisogna (come fanno gli europei) armarsi di un coltello e cercare di non provocarlo nella speranza di non essere attaccati: prima o dopo l’orso feroce attaccherà e non saranno in grado di difendersi. Bisogna invece amarsi di un fucile e andare a scovare l’Orso per ucciderlo e liberarsi così del pericolo che esso rappresenta per tutti. Certo chi non ha il fucile (sufficienti forze militari cioè gli europei) può pure illudersi che basti il coltello ma se si ha il fucile vedrete che tutti poi lo useranno

Altro esempio famoso è quello del west: gli sceriffi danno la caccia ai banditi per eliminarli: i proprietari e gli avventori del saloon possono avere poco simpatia per gli sceriffi perché temono che li coinvolgano nelle loro sparatoria contro i banditi e sperare che alla fin fine i banditi possano anche accontentarsi di qualche bicchierino, senza fare troppi danni. Ma in realtà gli sceriffi colpiscono proprio per rendere sicuri i saloon perché i banditi non si accontenteranno solo di un bicchierino se nessuno li ferma. 

Si pensa a un equilibrio instabile in cui la democrazia è il mezzo fondamentale per importare pace, stabilità e benessere Le guerre vengono riportate quindi a una concezione generale del mondo non sono legate a motivi strettamente difensivi

Non si tratta di stabilire se una guerra è giusta o meno secondo il criterio che sia una risposta a un attacco conclamato o meno ma bisogna vedere nella concretezza storica quali sono i valori in gioco.

Le guerre non sono più, come un tempo, dichiarate apertamente e combattute da eserciti schierati, ma sono combattute con ogni mezzo, in ogni luogo, in un mondo cosi interdipendente nel quale ogni avvenimento che accade in un punto qualsiasi di esso ha immediate ripercussioni su tutti il resto del mondo.

Non bisogna allora farsi “ legare le mani “ da considerazioni giuridiche che varrebbero solo per una parte e che invece l’altra parte ignora e strumentalizza.

Non si ignora il fatto che poi gli Americani stessi sarebbero i giudici o, come si dice, gli sceriffi del mondo intero. Ma non esiste una autorità moralmente e politicamente superiore che possa mettere ordine come d’altra parte non è mai avvenuto nella storia.

Non si nasconde che cosi sì forma una sorta di impero americano potenzialmente esteso su tutta la terra: tuttavia si ritiene che un tale impero sia anche un impero apportatore del bene (libertà e benessere) che combatte il male (oppressione e povertà).

Non si nega che questo stato di porti vantaggi all’America stessa ma si ritiene pure che ci sia una specie di coincidenza fra il bene dell’America inteso in senso lato e quello del resto del mondo.²% 

AMERICA ED EUROPA 

Il movimento "neocon" non solo non nasce dal nulla, ovviamente, ma sostanzialmente è in linea con la tradizione americana che risale fin alla formazione della nazione.

Fin dal primo sbarco dei Padri Pellegrini l’America si è posta come un luogo in cui potessero regnare la pace, la libertà, il lavoro in una parola uno stato ispirato alla morale e non alla ragion di stato.

In seguito mentre la vecchia Europa era dilaniata in guerre incessanti per il predominio e per l’espansione gli USA invece dichiaravano che non volevano partecipare ai giochi delle grandi potenze, che non volevano territori coloniali e si isolavano al di la degli oceani.
Mentre le nazioni europee quindi realisticamente (loro sì) distinguevano chiaramente l’etica dalla politica gli interessi nazionali dalla giustizia in generale gli USA invece rafforzavano l’idea che anche la politica internazionale doveva avere un valore, una connotazione etica. Quando poi l’evolvesi della politica internazionale ha portato gli Usa a potenza mondiale intervenendo prima nelle guerre mondiali, nella lotta al comunismo e in tutte le vicende politiche del mondo si è sempre mantenuta l’idea della dimensione etica: si combatte per il bene contro il male: il bene è la libertà e la democrazia, il male è ciò che si oppone ad esse impersonato dal nazismo, dal comunismo, ora dal fondamentalismo islamico: L’americano medio cosi si rappresenta la propria storia: che essa corrisponda effettivamente e in quale misura alla realtà poi è tutt’altra questione.

I pensiero "neocon " in realtà è solo un aggiornamento e se vogliamo una ripresa della tradizionale visione politica americana e questo spiega il suo successo di fondo a prescindere dal numero esiguo di intellettuali che la propugna.

Per quanto riguarda l’Europa essi osservano che finchè erano le nazioni europee a dominare il mondo, (loro sì) l'uso della forza era frequente e ben tollerato e alla fine per ben due volte dopo con un intervallo di appena 20 anni si sono affrontate e distrutte a vicenda in due guerre sanguinose come mai nella storia. Dopo tali disastri, dal 45 in poi hanno finito con l’affidare la propria sicurezza all’America

In questo modo essi possono permettersi un tenore di vita alto, si possono permettere pensioni, assistenza sanitaria e lunghe ferie (il "paradiso") grazie al basso livello delle spese militari, consentito dalla protezione Statunitense (il "potere").
E' l'immagine del "free ride" (prendere l'autobus senza pagare il biglietto).

In questo modo però hanno perso il senso della realtà internazionale finendo con il credere che realmente l’ONU o il diritto internazionale li possano difendere da pericoli. Ma certamente l’ONU non li difenderà dai terroristi islamici cosi come non li protesse dal pericolo comunista: la loro sicurezza invece dipende solo dal potenziale militare USA che invece restano “impigliati” nella storia ad esercitare il potere in funzione del bene comune e della difesa dei valori dell’Occidente .

Tuttavia la diversità di cultura strategica non discende direttamente, come sembrano pensare molti europei e anche alcuni Americani, da una diversità del carattere nazionale ma si tratta di un fatto contingente.

Si auspica che l’Europa possa ritrovare un suo ruolo internazionale ed affiancare l’America nella sua azione stabilizzatrice.

In particolare va pure rilevato il rapporto con il mondo cristiano.
In generale nel "neocon" vi è la tendenza a affermare i valori tradizionali dell’Occidente come la famiglia, il lavoro, in generale i principi morali tradizionali in opposizioni a tendenze troppo innovatrici che ne mettano in dubbio la validità: emblematico il problema dei matrimoni fra omosessuali: in questo campo essi concordano con la critica cristiana in generale a certe tendenze del mondo moderno.

La Chiesa cattolica tuttavia appare estremamente ostile all’uso della forza come mezzo per mettere ordine nel mondo e quindi si scontra con la dottrina "neocon" : emblematico in questo ambito l’opposizione strenua di papa Giovanni Poalo II all’intervento militare in Iraq: tutti ricordano il veemente appassionato appello del vecchio papa.

I movimenti religiosi evangelici Americani invece paiono consentire in maggior parte anche a interventi militari considerati indispensabili: pure in questo caso la differenza pare riflettere i diversi atteggiamenti dell’Europa e dell’America




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11 settembre 2006

9/11/2001 LETTERA APERTA

"Lettera ad un Terrorista:

Sei un povero cecchino...

Potete aver colpito il World Trade Center, ma avete mancato l'America.
Avete colpito il Pentagono, ma avete mancato l'America.
Avete colpito degli americani inermi, ma avete mancato ANCORA l'America.
Perchè? A causa di qualcosa che non capirete mai. L'America non è solo un edificio. Non si tratta solo dei centri finanziari, o militari. L'America non è solo un posto, l’America non è solo la sua gente...
Si tratta di un'IDEA. L'idea che si possa vivere liberamente.....liberi di onorare, liberi di sognare, liberi di parlare, liberi di amare, liberi di portare armi, liberi di andare in giro, liberi di associarsi, liberi di guadagnare tanto quanto possiate immaginare, liberi di pensare, liberi di non essere d'accordo, liberi di votare, liberi di scegliere, liberi di insegnare, liberi di imparare, liberi di essere vivi, liberi di vivere la vostra vita e liberi di perseguire la felicità. (nessun garanzia che la raggiungerete, ma sicuramente ci potete provare!)
Vai avanti e piagnucola la tua lagna da terrorista e canta la tua litania da terrorista: "se non ascolterete, se non accettate il mio punto di vista....allora sentirete il mio dolore." Questo concetto è alieno agli Americani.
Noi viviamo in un paese in cui non siamo obbligati a accettare il tuo punto di vista, ma tu sei libero di averne uno. Non siamo obbligati ad ascoltare il tuo discorso, ma tu sei libero di farne. Non sappiamo dove hai preso l'idea che tutti devono essere d’accordo con te. (noi siamo in disaccordo di continuo... e siamo liberi di esserlo) Ci è uno Spirito che guida la gente che viene in questo Paese.... persone che cercano l'opportunità, che cercano i diritti, la libertà. Sembrate essere incapaci di capire questo Spirito. Non viviamo in America... L'America vive in noi! Lo spirito americano scorre attraverso noi, sale sopra ed intorno noi e trova la sua strada nei nostri cuori. Uccidere alcune migliaia di noi, o alcuni milioni, non ucciderà il nostro spirito. Invece... voi l’avete rafforzato. Ci avete uniti... legato il nostro spirito americano.
Per la maggior parte del tempo, è uno spirito spensierato...... fino a quando non ci incrociamo con un codardo..... allora diventa un tipo di spirito completamente differente....
Aspetta fino a quando non vedrai che cosa faremo con questo spirito stavolta. Dormi pesante… se puoi. Stiamo arrivando.

Firmato,
L'America."




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9 settembre 2006

DALL'ANTIEBRAISMO ALL'ANTISEMITISMO

Dall’anti-ebraismo all’antisemitismo
 

ANTIEBRAISMO

Il mondo antico e quello romano non furono pregiudizialmente ostili agli Ebrei  Nel 70 d.C. e poi nel 140 vi furono due terribili repressioni dei Romani  che terminarono con la esclusione degli ebrei dalla Palestina, durata fino ai nostri giorni.

Tuttavia si  trattava solamente di un fatto puramente politico, della repressione di una rivolta nazionale  dei  Giudei di Palestina, e infatti tutti gli Ebrei sparsi per il vasto impero che non avevano preso parte alla rivolta poterono prosperare liberamente.

La situazione divenne diversa con l’affermarsi del cristianesimo e gli Ebrei furono emarginati fino alle soglie dell’età moderna, fino all’affermarsi dello Stato laico e liberale. La discriminazione era pero contro gli Ebrei intesi come i seguaci di una religione, non contro un popolo. Nel momento in cui   l’ebreo si convertiva  al cristianesimo  cessava  di essere un ebreo ed era  considerato un cristiano come gli altri. I cristiani erano  ben consapevoli che il Cristo si era incarnato nel seno di una ebrea e che ebrei furono tutti i primi apostoli: i  Cristiani furono coloro, ebrei o gentili,  che riconobbero il Cristo, gli Ebrei quelli che pure credendo nelle Sacre Scritture tuttavia ancora non lo riconoscono.

L’emarginazione degli Ebrei non era un atto diretto esclusivamente contro gli Ebrei ma la conseguenza di un modo di vedere lo Stato  e la vita sociale. La fede religiosa era un elemento essenziale per individuare un popolo: coloro che non erano cristiani non potevano fare parte propriamente della nazione. Il concetto non riguardava  specificamente  agli ebrei: qualunque comunità non cristiana era considerata corpo  sociale  a parte.

D’altra parte simili leggi  si trovavano anche nel mondo mussulmano, dove cristiani ed Ebrei erano considerati “dimmy” cioe “protetti” , liberi di professare la loro fede ma non  equiparati ai mussulmani. Ed è la medesima cosa che avveniva in Occidente: gli Ebrei erano “protetti” dal principe   ma non venivano confusi con il popolo cristiano e  d’altra parte gli stessi Ebrei non chiesero mai una cosa del genere. Va notato che anche nell’ambito cristiano le confessioni minoritarie venivano emarginate: avveniva per i Valdesi in Francia e Italia, per i cattolici  in Inghilterra, per i protestanti nei paesi cattolici. 

Gli Ebrei erano quindi considerati stranieri e per questo potevano essere espulsi, come in effetti avvenne spesso: furono cacciati prima dalla Francia e  dall’Inghilterra, poi dalla Spagna e dalla Germania, furono costretti e  emigrare verso paesi slavi portando una forma di lingua tedesca ( Yddish) : a un certo punto divenne comune la loro chiusura  in quartieri particolari, i ghetti, le cui porte, a volte, venivano chiuse di notte. 

 

IL COSMOPOLITISMO

 

 La libertà religiosa si fece strada, ma molto lentamente e faticosamente, nell’Europa moderna. Si pensi che Locke, considerato e a ragione come illuminato assertore di essa, in effetti ne escludeva non solo gli atei (che in realtà non esistevano ) ma anche i cattolici, che nel regno di Inghilterra  erano pure una cospicua minoranza. Man mano che si affermava la libertà religiosa cadeva anche la emarginazione degli Ebrei, che potevano quindi fare parte integrante, a pieno titolo,   della vita sociale. Tuttavia il liberalismo si affermò insieme allo stato nazionale e questo pose un nuovo problema: gli Ebrei erano parte della nazione?  

Gli Ebrei intrattenevano legami culturali e religiosi al di sopra dei confini nazionali: potevano essere allora considerati propriamente parte della nazione o erano dei “cosmopoliti”, quindi sospetti di scarsa lealtà alla nazione? Il concetto di nazione infatti è molto vago e incerto. L’esaltazione nazionalista portava a diffidare di essi. L’affare Dreyfus   fu una manifestazione di questo pregiudizio: un ebreo che aveva parenti in Germania   poteva essere considerato un vero francese, assolutamente fedele o forse in lui prevaleva lo spirito ebraico su quello francese? I nazionalismi più esasperati stentavano a considerare gli Ebrei come parte della nazione e tendevano a considerali come un popolo a parte,quindi come stranieri.

Tuttavia nel complesso gli Ebrei si integrarono pienamente nelle nazioni moderne e poiché molti, secondo lo spirito dei tempi, perdevano anche le credenze religiose, risultava sempre più difficile  distinguerli dal resto della popolazione anche per il diffondersi di matrimoni misti essendo caduti gli steccati religiosi.

 Anche  l’idea di  crearsi un  proprio “focolare” in Palestina  aveva lo scopo di preservare una cultura che andava sfaldandosi ogni giorno di più. 

  

ANTISEMITISMO

 

A questo punto andò affermandosi in Europa, del tutto inaspettatamente   l’antisemitismo di marca nazista.

L'antisemitismo è cosa del tutto diversa dall’antiebraismo dei secoli precedenti.: esso consiste nella contrarietà a un popolo considerato una razza, per motivi biologici-genetici, non culturali. Non ha  rilevanza  il fatto religioso e culturale. Un semita rimane un semita anche se si converte al cristianesimo e anche se, caso molto frequente, non segue nessuna religione. Notiamo che l’antisemitismo si basa su un errore di fatto: gli Ebrei non possono considerarsi geneticamente un popolo, e il fatto risalta immediatamente agli occhi. Infatti gli Ebrei hanno caratteri somatici   simili ai popoli presso i quali hanno convissuti (biondi nel nord, bruni nel sud, addirittura negri i Falascià  dell’Etiopia), a dimostrazione dello scambio genetico. E d’altra parte bisogna anche  ritenere che,  per  le conversioni di Ebrei al cristianesimo,  anche i non Ebrei hanno qualche antenato ebreo.

Inoltre “semita” non  indica solo  gli Ebrei:  il termine deriva da un personaggio biblico,  Sem, uno dei figli di Noè   e indica nella Bibbia e poi anche nel mondo moderno tutta una serie di popoli che parlano una certa famiglia di lingue. Sono semiti non solo gli Ebrei  ma la maggior parte dei popoli che abitano o abitarono  il  Medio Oriente  (Arabi, Assiri, Fenici). Non si può nemmeno affermare che formino  una razza ( non hanno caratteri somatici peculiari)  ma  sono popoli di razza bianca che  parlano una determinata famiglia di lingue. Anche il temine “ariano” usato in contrapposizione  a semita non ha senso: esso indicava gli invasori bianchi che ad ondate si riversarono sull’India gia abitata dai Dravidi , popoli di carnagione molto scura.

Individuare l’ebraismo come una religione  è corretto, ma individuare gli Ebrei come  una razza è del tutto fantasioso.

Con l’accusa di cosmopolitismo si diffidava dalla loro lealtà e appartenenza alla nazione ma questo di per se non implicava  una connotazione negativa: erano stranieri, ma non necessariamente nemici, tanto meno  dei “malvagi”.

Invece nel nazismo gli ebrei, divenuti una razza, sono considerati l’origine di ogni male,  i responsabili di tutte le disgrazie del popolo tedesco e in ultima analisi non propriamente degli uomini ma qualcosa di inferiore all’uomo, dei sotto-uomini che quindi possono essere eliminati senza alcun   problema morale. Ecco questo è il punto centrale: non si tratta veramente di uomini.

Anche nei secoli antecedenti spesso si erano accusati gli Ebrei di ogni misfatto, spesso su di loro si era artatamente dirottata l’ira del popolo: erano un comodo capro espiatorio.

Tuttavia il nazismo afferma qualcosa di profondamente diverso: non si perseguitano gli Ebrei in quanto autori di misfatti (immaginari ma creduti veri dalle folle) ma in quanto tali a prescindere da ogni e qualsiasi responsabilità personale e o anche di gruppo. Anche essere stato un eroe di guerra della  Germania , non salvava l’ebreo dalla deportazione.

Nemmeno possiamo confondere l’antisemitismo con l’antisionismo che ora fa proseliti nei paesi arabi. In questo caso la opposizione è al fatto che gli Ebrei abbiano creato un loro  stato in un territorio che da piu di mille anni apparteneva agli arabi e che inoltre ha un particolare valore religioso per l’islam:   Maometto sarebbe asceso al cielo dalla rocca di Gerusalemme ove attualmente vi e una  famosa moschea.

Le organizzazione, come Hamas, che  pure si prefiggono lo scopo di distruggere lo Stato di Israele, non si dichiarano “antiebraiche ” ma   “antisioniste”: vogliono sì distruggere lo stato di Israele ma accetterebbero che gli Ebrei,  magari in numero moderato, potessero vivere insieme ai musulmani in Palestina. Che questo sia poi praticamente un fatto impraticabile  nulla toglie al principio teorico.

 

In conclusione possiamo affermare che l’antisemitismo nazista  è una  follia moderna e occidentale, quasi unica nella storia, che non può essere confusa con una storia pure lunga e piena di immotivate persecuzioni.




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26 agosto 2006

IL PACIFISMO DI PARTE

Il pacifismo di parte

di pellipa, inviato il 25/08/2006



In una manifestazioni i simboli sono parole, esprimono concetti, idee.
Pensate ad un corteo in cui ci siano simboli di morte e icone di persone che hanno predicato l'odio, intollerabile.
Oltretutto una pace senza se e senza ma non può avere colori politici, o schierarsi pro o contro un paese disprezzandolo, gli eserciti o i popoli non sono colpevoli, lo sono i loro capi.

Allora una bandiera con falce e martello che simbolo di pace è, la stessa issata da Stalin per fare 20 milioni di morti, da Mao per farne 50, da Pol Pot per fare 2 milioni di vittime, issata in piazza Tiananmen , a Budapest, a Praga, nei Gulag, da Tito, dai Kmer rossi, da Castro e qui mi fermo perché questi numeri sono maggiori dei morti della I e II guerra mondiale messe insieme.

Ancor più in un paese come l’Italia profondamente percorso da divisioni politiche e ideologiche in cui l’odio ha partorito 100.000 morti nell’immediato dopoguerra fucilati nelle piazze e per le strade senza processi solo perché erano figli di, amici di, padri di, mogli di…. un solco che ha squarciato il bel paese regalandoci un altro ventennio (1969-89) da pseudo rivoluzionari che ha causato una guerra civile e centinaia di morti, dimenticando che una rivoluzione in un paese democratico si chiama golpe.

L’icona più vista nei cortei è quella del Che, ma lui era un rivoluzionario e “la rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La rivoluzione è un atto di violenza”. La sua azione, impersona, come egli scrisse: "l'odio distruttivo che fa dell'uomo un'efficace, violenta, selettiva, fredda macchina per uccidere".

Bruciare una bandiera è il simbolo di disprezzo per il popolo che c’è dietro e uno schierarsi pro o contro, ma la pace non sta a destra o a sinistra, sopra o sotto.
Se bisogna usare un simbolo allora perché non usare il simbolo di colui che, la pace l’ha gridata anche in mezzo al deserto, tra i “sordi”, tra le minacce e per la quale è morto su una croce si chiamava Gesù.
Se invece si vuole una icona perché non usare quella di un ometto, coetaneo di Hitler, certo non sarà bello e fotogenico come il Che ma conosceva bene cosa era la pace, anche lui ucciso per le sue idee, si chiamava Gandhi.
Non si può tirare la pace da un lato o dall’altro è un diritto universale e come tale deve essere trattato.

Una splendida vignetta di Giannelli illustra la schizzofrenia a cui abbiamo assistito: "un ragazzo chiede al padre se andare in Afghanistan è un atto di guerra o no. E il padre risponde: dipende da chi la vota".
In Kossovo senza mandato dell'ONU è giusto in Iraq è sbagliato, in Afghanistan prima era sbagliato ora è giusto e chi parlava di pacifismo senza se e senza ma non batte ciglio se si va in Libano mentre se in Darfur ci sono 200.000 morti chi se ne frega tanto lì non ci sono gli USA o Israele, "suo braccio in medio oriente", da contestare.

Lino Siciliano liberaideamail@libero.it

 
Analisi lucida.
Con mio rammarico le immagini diGandhi o M. L. King non vengono mai sventolate in queste manifestazioni




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17 agosto 2006

LA SERIETA' AL GOVERNO



NO COMMENT!




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10 agosto 2006

E' trascorso un anno, bei ricordi

CHO OYU 2005
Il viaggio ha inizio dalla capitale del Nepal, nella caotica Katmandu, con un paio di giorni necessari per le pratiche burocratiche e per la preparazione dei carichi diretti verso il campo base. Da qui con un volo aereo raggiungiamo la città di Lhasa in Tibet, i giorni seguenti, oltre che utili per l’ adattamento alla quota, sono un interessante giro turistico attraverso l’ antica cultura tibetana con visita ai principali monasteri buddisti, il Palazzo del Potala sede dei Dalai Lama, il Monastero del Jokhang, il Monastero del Drepung….. poi si continua attraverso le due grandi città della regione Gyantse e Xigatse ancora alla ricerca delle tradizioni e della cultura tibetana ormai in parte soffocata dalla forte pressione cinese sul paese. Ultima tappa civile del nostro avvicinamento alla montagna è Tingri, un piccolo centro abitato, sperduto tra gli altipiani del Tibet, siamo gia ad una quota di 4300 m. Da qui il trasferimento su potenti jeep verso il Campo Base Cinese è rapido ed in poco più di un ora ci troviamo proiettati dentro l’Himalaya. Un paio di notti al campo 4800 m. con una veloce puntata di acclimatamento ai 5600 m. di un picco poco distante, ci consentono un buon adattamento alle alte quote, da cui poi in due giorni di marcia raggiungiamo il Campo Base Avanzato, posto sulla morena del ghiacciaio di Gyabrag ad una quota di 5700 m. Alcuni giorni di riposo e un escursione fino al campo denominato “ Deposito “ ci preparano alla salita per installare il Campo 1 a 6400 m. da cui in successione, nei giorni seguenti installiamo anche il Campo 2 a 7040 m. In seguito una settimana di tempo molto incerto e decisioni errate ci ostacolano nella preparazione del Campo 3 che avrebbe dovuto essere posizionato a 7450 m. Seguendo per quanto possibile le previsioni del tempo attraverso un telefono satellitare, intuiamo che la finestra di bel tempo è attesa per il 21 maggio, per tanto ci prepariamo a sfruttarla. Il 19 saliamo al campo 1 dove passiamo la notte, il 20 è molto brutto con nevicate intermittenti fino ai 6000 metri, quindi rimaniamo fermi, nella notte il cielo si rasserena ed il 21 saliamo ai 7040 m. del  campo 2, tutti tranne Stefano che evidentemente non è in forma e si ferma a 6800 m.. Passiamo le poche ore che ci separano dalla partenza verso la vetta, chiusi in tenda, fondendo neve per procurarci i liquidi necessari.Sono le dieci, di sera usciamo dai sacchi a pelo ci vestiamo, alle 11 cominciamo a salire lentamente verso il Campo 3;  quasi subito, Daniele, è il primo che “molla”, non si sente bene e ritorna in tenda, altri 100 metri  e anche i trentini abbandonano, sono stanchi e poco in forma, purtroppo stiamo raccogliendo i risultati di un cattivo acclimatamento, le cui regole sono state dettate più dall’ improvvisazione che dalla razionalità. Rimango solo, ma non mi passa nemmeno per la testa l’ idea di tornare indietro, voglio andare in vetta, la giornata seguente si preannuncia perfetta, l’ unico problema è che il vento ha cancellato le tracce di quelli che il giorno prima sono saliti al Campo3, per cui devo battere pista nella neve fonda, sprofondando mediamente fin sopra la caviglia, cosa che sulle Alpi potrebbe far sorridere ma vicino ai 7500 metri ti cambia la vita. In circa 4 -5 ore raggiungo il Campo 3 posto sulla dorsale, chiedo ospitalità a Walter, un italiano di Pinerolo, che il giorno prima in compagnia di due Sherpa ha raggiunto la vetta, e mi infilo come posso nella loro tenda ( in 4 nello spazio da tre ) Mi riposo una buona ora in attesa che qualcuno degli alpinisti che ha dormito nel campo passi avanti a batter traccia, ma nessuno si muove, nessuno vuole faticare per gli altri, ed è così che mi stufo e riprendo a salire, subito sono seguito da 3 russi, 2 olandesi più qualcuno altro….. rapidamente diversi cedono e ci troviamo in tre sotto la fascia gialla a 7600 m.; il sottoscritto e due alpinisti Russi di cui uno già dal campo 3 fa uso di ossigeno.A questo punto, utilizzando tutti e due ossigeno, velocemente mi sorpassano poco prima di attaccare le corde fisse della fascia rocciosa. Evitando anche qualche pietra volante, percorro dietro di loro i circa 200 metri attrezzati con le corde, giunti ai 7800 m. il terreno si appoggia e si riprende a camminare, i Russi che già mi avevano distanziato, partono a passo spedito ( utilizzando l’ ossigeno sono a 6000 m. e io senza ad 8000 ) ed in poco mi spariscono dalla vista. Con grande entusiasmo percorro ancora  200 m, poi le forze già scarse, mi svaniscono e mi rendo conto di non farcela più, ripetutamente faccio diverse misure di quota con il GPS, capisco che sono intorno agli 8000, insisto ancora per una buona ora, ma il dislivello percorso è minimo, mi fermo e rimango a lungo seduto nella neve. Ancora qualche misura di quota, il GPS ( Garmin ETrex Vista ) mi conferma un bel 8024 metri, sono sfinito ma perfettamente lucido….. sebbene a malincuore decido di scendere….




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8 agosto 2006

Non dobbiamo dimenticare

La didascalia della toolbar:

1)
piccola vittima israeliana
2) informatore palestinese degli israeliani ucciso e seviziato da palestinesi (notare i bambini intorno)
3) pezzi di soldati israeliani smembrati dai palestinesi
4) bambino israeliano sopravvissuto ad attentato palestinese
5) altro bambino israeliano sopravvissuto all'ennesima strage per mano palestinese
6) cadaveri israeliani estratti da autobus fatto espoldere da terrorista palestinese
7) sono conciati mediamente così, i corpi e i visi, perlopiù mutilati, dei feriti israeliani.

Ripreso dal sito di daw




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2 agosto 2006

PAROLE D'ACCIAIO, PER UN PATTO DI LIBERTA'

L'Unanime Dichiarazione dei Tredici Stati Uniti d'America.

Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i legami politici che lo hanno stretto ad un altro popolo ed assuma tra le potenze della terra lo stato di potenza separata ed uguale a cui le Leggi della Natura e del Dio della Natura gli danno diritto, un conveniente riguardo alle opinioni dell'umanità richiede che quel popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione.

Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.

Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili e peregrine; e in conseguenza l'esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d'un malgoverno finché siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all'assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l'avvenire. Tale è stata la paziente sopportazione delle Colonie e tale è ora la necessità che le costringe a mutare quello che è stato finora il loro ordinamento di governo. Quella dell'attuale re di Gran Bretagna è storia di ripetuti torti e usurpazioni, tutti diretti a fondare un'assoluta tirannia su questi Stati. Per dimostrarlo ecco i fatti che si sottopongono all'esame di tutti gli uomini imparziali e in buona fede.

  1. Egli ha rifiutato di approvare leggi sanissime e necessarie al pubblico bene.

  2. Ha proibito ai suoi governatori di approvare leggi di immediata e urgente importanza, se non a condizione di sospenderne l'esecuzione finchè non si ottenesse l'assentimento di lui, mentre egli trascurava del tutto di prenderle in considerazione.

  3. Ha rifiutato di approvare altre leggi per la sistemazione di vaste zone popolate, a meno che quei coloni rinunziassero al diritto di essere rappresentati nell'assemblea legislativa — diritto di inestimabile valore per essi e temibile solo da un tiranno.

  4. Ha convocato assemblee legislative in luoghi insoliti, incomodi e lontani dalla sede dei loro archivi, al solo scopo di indurre i coloni, affaticandoli, a consentire in provvedimenti da lui proposti.
  5. Ha ripetutamente disciolto assemblee legislative solo perché si opponevano con maschia decisione alle sue usurpazioni dei diritti del popolo.
  6. Dopo lo scioglimento di quelle assemblee si è opposto all'elezione di altre: ragion per cui il Potere legislativo, che non può essere soppresso, è ritornato, per poter funzionare, al popolo nella sua collettività, — mentre lo Stato è rimasto esposto a tutti i pericoli di invasioni dall'esterno, e di agitazioni all'interno.
  7. Ha tentato di impedire il popolamento di questi Stati, opponendosi a tal fine alle leggi di naturalizzazione di forestieri rifiutando di approvarne altre che incoraggiassero la immigrazione, e ostacolando le condizioni per nuovi acquisti di terre.
  8. Ha fatto ostruzionismo all'amministrazione della giustizia rifiutando l'assentimento a leggi intese a rinsaldare il potere giudiziario.
  9. Ha reso i giudici dipendenti solo dal suo arbitrio per il conseguimento e la conservazione della carica, e per l'ammontare e il pagamento degli stipendi.
  10. Ha istituito una quantità di uffici nuovi, e mandato qui sciami di impiegati per vessare il popolo e divorarne gli averi.
  11. Ha mantenuto tra noi, in tempo di pace, eserciti stanziali senza il consenso dell'autorità legislativa.
  12. Ha cercato di rendere il potere militare indipendente dal potere civile, e a questo superiore.
  13. Si è accordato con altri per assoggettarci a una giurisdizione aliena dalla nostra costituzione e non riconosciuta dalle nostre leggi, dando il suo assentimento alle loro pretese disposizioni legislative miranti a:
    1. acquartierare tra noi grandi corpi di truppe armate;
    2. proteggerle, con processi da burla, dalle pene in cui incorressero per assassinii commessi contro gli abitanti di questi Stati;
    3. interrompere il nostro commercio con tutte le parti del mondo;
    4. imporci tasse senza il nostro consenso;
    5. privarci in molti casi dei benefici del processo per mezzo di giuria;
    6. trasportarci oltremare per esser processati per pretesi crimini;
    7. abolire il libero ordinamento dileggi inglesi in una provincia attigua, istituendovi un governo arbitrario, ed estendendone i confini si da farne nello stesso tempo un esempio e un adatto strumento per introdurre in queste Colonie lo stesso governo assoluto;
    8. sopprimere le nostre carte statutarie, abolire le nostre validissime leggi, e mutare dalle fondamenta le forme dei nostri governi;
    9. sospendere i nostri corpi legislativi, e proclamarsi investito del potere di legiferare per noi in ogni e qualsiasi caso.

Egli ha abdicato al suo governo qui, dichiarandoci privati della sua protezione e facendo guerra contro di noi.

Egli ha predato sui nostri mari, ha devastato le nostre coste, ha incendiato le nostre città, ha distrutto le vite del nostro popolo.

Egli sta trasportando, in questo stesso momento, vasti eserciti di mercenari stranieri per completare l'opera di morte, di desolazione e di tirannia già iniziata con particolari casi di crudeltà e di perfidia che non trovano eguali nelle più barbare età, e sono del tutto indegni del capo di una nazione civile.

Egli ha costretto i nostri concittadini fatti prigionieri in alto mare a portare le armi contro il loro paese, a diventare carnefici dei loro amici e confratelli, o a cadere uccisi per mano di questi.

Egli ha incitato i nostri alla rivolta civile, e ha tentato di istigare contro gli abitanti delle nostre zone di frontiera i crudeli selvaggi indiani la cui ben nota norma di guerra è la distruzione indiscriminata di tutti gli avversari, di ogni età, sesso e condizione.

Ad ogni momento mentre durava questa apprensione noi abbiamo chiesto, nei termini più umili, che fossero riparati i torti fattici; alle nostre ripetute petizioni non si è risposto se non con rinnovate ingiustizie. Un principe, il cui carattere si distingue così per tutte quelle azioni con cui si può definire un tiranno, non è adatto a governare un popolo libero.

E d'altra parte non abbiamo mancato di riguardo ai nostri fratelli britannici. Di tanto in tanto li abbiamo avvisati dei tentativi fatti dal loro parlamento di estendere su di noi una illegale giurisdizione. Abbiamo ricordato ad essi le circostanze della nostra emigrazione e del nostro stanziamento in queste terre. Abbiamo fatto appello al loro innato senso di giustizia e alla loro magnanimità, e li abbiamo scongiurati per i legami dei nostri comuni parenti di sconfessare queste usurpazioni che inevitabilmente avrebbero interrotto i nostri legami e i nostri rapporti.

Anch'essi sono stati sordi alla voce della giustizia, alla voce del sangue comune. Noi dobbiamo, perciò, rassegnarci alla necessità che denuncia la nostra separazione, e dobbiamo considerarli, come consideriamo gli altri uomini, nemici in guerra, amici in pace.

Noi pertanto, Rappresentanti degli Stati Uniti d'America, riuniti in Congresso generale, appellandoci al Supremo Giudice dell'Universo per la rettitudine delle nostre intenzioni, nel nome e per l'autorità del buon popolo di queste Colonie, solennemente rendiamo di pubblica ragione e dichiariamo:

Che queste Colonie Unite sono, e per diritto devono essere, Stati liberi e indipendenti;

che esse sono sciolte da ogni sudditanza alla Corona britannica, e che ogni legame politico tra esse e lo Stato di Gran Bretagna è, e deve essere, del tutto sciolto; e che, come Stati liberi e indipendenti, essi hanno pieno potere di far guerra, concludere pace, contrarre alleanze, stabilire commercio e compilare tutti gli altri atti e le cose che gli stati indipendenti possono a buon diritto fare. E in appoggio a questa dichiarazione, con salda fede nella protezione della Divina Provvidenza, reciprocamente impegnamo le nostre vite, i nostri beni e il nostro sacro onore.

John Mancock
(Seguono 55 firme di Rappresentanti dei 13 Stati)




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1 agosto 2006

DIETRO LE QUINTE DELL'UNIONE

Dietro le quinte: l'"allargamento" della maggioranza e' gia' il tormentone dell'estate




Piero Fassino


 












La critica all'uso continuo del voto di fiducia arriva da ogni parte dell'Unione, e per primo da Piero Fassino: "Nessuna persona di buon senso puo' credere che possiamo governare con una fiducia al giorno, se non si vuole logorare l'istituto fino a stravolgerlo", avverte il leader dei Ds. Che per la prima volta e' apertamente critico verso il premier e la sua conduzione: troppe concessioni al "diritto di veto" della sinistra radicale, troppo "distacco" dalla coalizione: insomma, nei momenti difficili Prodi si defila, lascia ai partiti il compito di sbrogliare le matasse, e poi li critica pure. Come ha fatto sull'indulto, lasciando trapelare che era un pasticcio combinato da ds e Margherita e che a lui non piaceva, per le stesse ragioni di Di Pietro. E abbandonando i leader della sua coalizione agli sberleffi dell'ex pm e alle accuse di "patti scellerati" con la Cdl. Fassino avverte che il prossimo banco di prova sara' la Finanziaria, e che li' si vedra' se Prodi e la sua maggioranza sono in grado di governare o no. Poi si discutera' di come andare avanti.
E l'"allargamento" della maggioranza e' gia' il tormentone dell'estate, anche se ognuno intende una cosa diversa. Bertinotti punta all'inglobamento di pezzetti di Cdl in uscita, che rendano meno dannosi i "suoi" dissidenti ma non cambino il segno della maggioranza e il ruolo di Rifondazione. Marini parla di "convergenze strategiche", e si prende applausi da Forza Italia, dove qualcuno azzarda che il presidente del Senato sarebbe un ottimo premier per un governo "istituzionale" e - naturalmente - "allargato". Quando? Dopo la Finanziaria, ovviamente, che sara' la vera prova del fuoco per Prodi e la sua maggioranza. Se la passa, come il premier conta di fare, poi sara' la Cdl a traballare. "E da li' arrivera' qualche mano tesa", dicono i prodiani. Ma se invece inciampa, possono aprirsi vari scenari. Tranne uno: lo scioglimento anticipato delle Camere, che Prodi usa come minaccia ma che troverebbe la base parlamentare dell'Unione pronta a fare barricate (e patti col diavolo) piuttosto che andarsene a casa: "Prima di tre anni, non si scioglie proprio niente", pronostica il ds Morri, che conosce i suoi polli.
Nel frattempo, con FI e Udc si e' fatto l'indulto, che i critici dell'Unione vedono come la prima prova di "intesa", o addirittura di "scambio di prigionieri" (Consorte contro Previti, in sintesi) tra Quercia e Berlusconi. Non a caso Prodi ne ha preso le distanze. Rutelli, che prodiani e sinistra tengono in sospetto perche' dialoga coi centristi di Casini e ha invitato Silvio Berlusconi alla festa del suo partito, ci va molto cauto. Sul MESSAGGERO, rileva che la maggioranza tutto sommato "ha tenuto bene" su indulto e liberalizzazioni, e che deve continuare a dimostrarsi "autosufficiente". Pero' ci vuole il "dialogo" con l'opposizione, a cominciare da quello che per ora e' ancora il leader della Cdl, per far "prevalere l'interesse nazionale" sui "grandi temi". Niente tagli delle ali, assicura: dialogo si', ma "senza perdere pezzi" a sinistra. A patto pero', avverte, che la sinistra radicale non crei "tensioni" e "collabori". Piero Fassino indica la Finanziaria come spartiacque: "Eventuali cambiamenti potrebbero aversi a partire dal 2007", perche' "fino ad allora l'opposizione si manterra' compatta".
Ma in ogni caso, la maggioranza ha dei problemi grossi da risolvere, a cominciare dal fatto che al Senato non si puo' pensare di andare avanti a colpi di fiducia. Ne' si puo' "essere prigionieri" dei diktat di pezzi dell'Unione, come i dissidenti sull'Afghanistan che ora, in 16, minacciano di non votare a dicembre il rinnovo della missione: "Non c'e' maggioranza che possa vivere condizionata dai diritti di veto". E qui arriva l'avvertimento secco al premier: "È necessario che Prodi eserciti fino in fondo la sua funzione di capo del governo", perche' ci sono stati troppi "distanziamenti tra leader e coalizione" che vanno "superati". E il capo dei Ds si aspetta che "fin dalla legge finanziaria Prodi eserciti fino in fondo le sue prerogative, perche' ci aspetta un autunno molto difficile".





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